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giovedì 21 settembre 2017

Quarant'anni fa ... il '77 (capitolo XXIV)

12 giugno: a Roma, un attentato, contro il lavoro nero, colpisce un istituto di bellezza; un altro la sezione della DC di Pietralata.
13 giugno: a Milano, un commando di 4 giovani a volto scoperto ha fatto un’incursione contemporaneamente al circolo Puecher e alla Federazione quadri aziendali di via Pantano 17 impossessandosi di indirizzari e documenti. “Chiudere i covi dei padroni" Organizzazione Prima Linea hanno scritto sulle pareti prima di ritirarsi.
14 giugno: a Roma, decine di giovani assaltano il bar Ciampini di piazza Pio XI, ritrovo abituale del neofascismo romano.
15 giugno: a Genova, venti compagni sono stati denunciati per insulti a magistrati. Il 1 giugno è stato processato Roberto Garigliano accusato di aver fatto esplodere due bottiglie incendiarie contro gli uffici della Lufthansa. La condanna di 2 anni e 4 mesi è stata accolta dai compagni in aula con grida come: “pagherete caro, pagherete tutto” “servi dei padroni” “bastardi assassini” da qui le denunce. A Roma, la polizia fa irruzione nei covi fascisti, vengono trovate numerose pistole, due estremisti finiscono in prigione e vengono emessi una ventina di avvisi di reato per violazione della legge Scelba. A Milano, burrascoso inizio del processo ai brigatisti rossi Renato Curcio, Nadia Mantovani, Vincenzo Guagliardo e Giuliano Isa. Vengono mobilitati mille poliziotti e il tribunale di Milano è sotto assedio per il processo.
16 giugno: A Roma, viene distrutta la macchina di un dirigente dell’ATAC, accusato di essere un aguzzino sul posto di lavoro. A Milano, nel secondo anniversario della morte di Margherita Cagol, poco dopo le dieci della mattina una vecchia Fiat 500 viene abbandonata dalle BR in piazza Zavettari, davanti al portone della Sit-Siemens. Dall’auto viene diffuso un comunicato. Il brigatista rosso Giorgio Semeria viene condannato a 5 anni per detenzione e porto d’armi, carte d’identità, patenti e altri documenti.
17 giugno: A Modena, Valerio Minnella, uno degli arrestati di Radio Alice, viene picchiato da sei guardie di custodia che lo avrebbero scambiato per uno dei quattro detenuti ripresi domenica mentre tentavano di evadere dal carcere di Bologna. A Genova, viene incendiato un autotreno della ditta IMPA di Mignanego che ha messo in cassa integrazione metà dei dipendenti. L’incendio è stato rivendicato dall’Organizzazione Il Potere Operaio e la Lotta Armata per il Comunismo.
18 giugno: a Planol, presso Malles Venosta (Bolzano), una cinquantina di abitanti del paese hanno impedito bloccando con 15 trattori agricoli le vie di accesso alla zona lo svolgimento di una esercitazione a fuoco da parte del battaglione Morbegno di Vitipeno. A Roma, nella notte viene compiuto un attentato contro l’avvocato Edoardo Pontecorvo, segretario dell’Ordine degli avvocati di Roma, da ignoti che incendiano l’auto della moglie. Dopo 37 giorni viene scarcerato Giovanni Cappelli, l’avvocato milanese di Soccorso Rosso. A Bologna, il giudice Catalanotti ordina l’arresto di Franco Ferlini, accusato da un vigile urbano del PCI di essere stato alla testa del corteo dell’11 marzo.
20 giugno: a Torino, fatti trovare 10 candelotti di dinamite all’interno dello stabilimento Fiat Spa Centro in via Braccini.  A Roma, nonostante il blocco degli esami voluto da parte del personale non docente che da più di un mese è in agitazione per rivendicazioni economiche, il Senato accademico si esprime per il ripristino immediato degli esami universitari. Mentre si svolge il corteo dei lavoratori e degli studenti solidali con queste lotte, il prof. Rodotà viene costretto ad abbandonare l’aula degli esami da un gruppo di autonomi. Scontri tra aderenti dell’MSI di via Assarotti e giovani del Circolo Antimperialista e Antifascista di via Marchesini. Un messaggio firmato dalle Squadre della morte caduti carabinieri viene recapitato alla sede centrale dell’ANSA; il dattiloscritto annuncia la formazione di squadre della morte simili a quelle brasiliane. A Milano, le Squadre Operaie Combattenti sparano contro un capo operaio della Sit-Siemens, Giuseppe D’Ambrosio, ferendolo alle gambe. Danni per 50 miliardi alla Sit e alla Marelli, dove due depositi vengono dati alle fiamme da falsi carabinieri, gli incendi vengono rivendicati da Prima Linea. A Venezia, polizia e carabinieri continuano le indagini per identificare il militante di Autonomia Operaia fuggito da un appartamento del centro storico subito dopo l’esplosione di alcune molotov che lui stesso, in compagnia di altri due giovani già arrestati stava confezionando. A Prato, un commando di Prima Linea colloca numerosi ordigni incendiari all’interno di un grande parcheggio FIAT ingenti i danni. A Bologna, vengono arrestati due autonomi, Franco Ferlini 39 anni e Paolo Brunetti 32 anni, entrambi aderenti all’area dell’autonomia, perché accusati del “sequestro” di Francesco Spisso 22 anni, collaboratore di Radio Alice.

ISN’T IT QUIET AND COLD? The Gentle Giant

Non è tranquillo e freddo il camminare tutto solo, solo?
E' successo che ho perso l'autobus
Ed ho visto che dovevo camminare, da solo

Cosa è stato?
Solo io
Sento l'eco dei miei piedi
Passi
Sono i miei?
Sento l'eco della strada

Avrei voluto vivere qui vicino e invece vivo da solo, solo
Almeno troverò compagnia, quindi perché lamentarmi, da solo

Movimento
Dei miei piedi
Fogli di carta volano attraverso la strada

Tende chiuse
Teste insonnolite
Avvolte insieme nei loro letti

Una volta camminavo con qualcun'altro
Non sembravo accorgermi delle immagini e dei suoni di quella strada desolata
Una volta parlavo con qualcun'altro
Ora le uniche risposte sono le voci della notte

Guarda quel gatto randagio, se ne va a casa a riposare, da solo
Sono le quattro e mezza e la luce del giorno si mostra un'altra volta
Cammino da solo
Cammino da solo

L’arte come negazione


Nel 1916 Zurigo, al centro di un paese non direttamente coinvolto da una guerra nel pieno del suo orrore, era divenuta punto di confluenza di eterogenei personaggi: dagli emigrati e rifugiati politici, agli affaristi di pochi scrupoli, dai disertori agli agenti segreti.
Fu Hugo Ball in quell'anno a fondare il Cabaret Voltaire e ad attrarre, con la sua personalità ed il suo idealismo, un gruppo di artisti e letterati, tra cui Tristan Tzara, Hans Arp, Marcel Janco e Hans Richter, che all'Osteria Meierei, tra una birra e un würtschen, declamavano versi e canzoni intercalate da urla e singhiozzi, accompagnandosi con campanacci, tamburi e scudisci: “…guardate i fiumi di paraffina / che sgorgano dai corni della luna / guardate l'orizzonte marino / che legge il giornale e si mangia la bistecca / vedete la carie sokobauno / vedete la placenta come grida nelle reti
di farfalle…” Il gruppo era unito dalla volontà di guardare il mondo con occhi nuovi: stanco dalle barbarie del conflitto, ma soprattutto colpito dalla perdita dei valori più profondi dell'umanità, diede voce ad un sentimento di rivolta che usò la trasgressione e lo scandalo come strumenti privilegiati di espressione; nauseato dalla facile propaganda si scagliò contro tutti i valori negativi incarnati dalla classe militare e da quella borghese. Ma la provocazione Dada non fu mai gratuita o fine a se stessa, rispose bensì ad una profonda esigenza di libertà: per impedire lo sviluppo di nuovi errori ed orrori bisognava fare tabula rasa del passato, della storia, di miti e di eroi; la “vecchia” arte che, come le ideologie, poteva venir manovrata e mistificata, era considerata anch'essa portatrice dei germi da cui si sarebbero sviluppati nuovi conflitti, nuova corruzione, altra decadenza.
Incerta è la paternità del nome Dada: derivato dal sillabare di un bambino assorto nel gioco, casualmente preso sfogliando un vocabolario o, se dobbiamo dar retta alla “testimonianza” di Arp, scelto da Tzara: “Intendo così dichiarare che Tzara inventò la parola Dada il 6 febbraio 1916 alle sei del pomeriggio. Io ero là con i miei dodici figli, allorchè Tzara pronunciò per la prima volta questa parola… questo accadeva nel Café de la Terasse a Zurigo, e io mi stavo infilando una brioche nella narice sinistra”.
Il Dadaismo, assorbendo e rielaborando le esperienze delle precedenti avanguardie, è riuscito a porre in atto quella rivoluzione che ha condotto l'arte al punto di non ritorno: ha smantellato la gerarchia compartimentale rifiutando le obsolete classificazioni estetiche e ha messo in crisi il sistema con le sue azioni di disturbo; ha privilegiato il caso e la spontaneità espressiva, traendo ispirazione dal quotidiano e dall'oggetto comune; ha superato la visione individualistico - romantica della figura d'artista e spezzato la spirale di opera/merce/ricchezza/potere. Dada ha assottigliato la frattura tra l'arte e la vita.

giovedì 14 settembre 2017

Quarant'anni fa... il '77 (capitolo XXIII)

8 giugno: a Torino, i lavoratori della Singer, Venchi-Unica e Generalmoda, bloccano la stazione di Porta Nuova per 5 ore dalle 11 alle 16. Un altoparlante BR alla Mirafiori rivendica gli attentati ai giornalisti “Non avvicinatevi a queste auto che possono esplodere”. Nel comunicato le BR escludono un loro legame con “quelli della P38”, definiti provocatori al servizio dello Stato. A Bologna, il tribunale è in stato d’assedio, mentre si processano i giorni deIla rivolta. Comincia il processo per il saccheggio del Cantunzein. Il ristorante, al centro deIla zona universitaria, devastato l’11 marzo, era frequentato, oltre che daIla buona borghesia, dai dirigenti del PCI e da amministratori locali. Già sottoposto ad esproprio 5 giorni prima, il 12 marzo il Cantunzein fu incendiato, con danni per 300 milioni. Sparirono 15.000 bottiglie di vini d’annata, liquori, due quintali di caffè, decine di prosciutti, salami, mortadeIle, posate d’argento, piatti e bicchieri, tovaglie, tovaglioli, arredi e ogni altro ben di dio. Gli autori materiali deIla devastazione sono sconosciuti: l’unica accusata del saccheggio vero e proprio è una donna di 66 anni, Piera Toletti, in carcere da un paio di mesi ed ora processata insieme a 37 giovani imputati di ricettazione. Polizia e carabinieri li bloccarono qualche ora dopo l’assalto al ristorante, mentre se ne andavano con bottiglie di vino. Qualcuno, poi, è stato incastrato da padeIle, posate o altri oggetti del ristorante che aveva in casa. «Li abbiamo trovati per strada» dicono i giovani. Stessa cosa ripete la Tonelli per le tovaglie e i tovaglioli che erano nell’appartamentino dove abitava insieme ad uno stuolo di gatti (rischia dagli 8 ai 15 anni). Anche gli altri imputati (tre dei quali detenuti) sembrano personaggi che hanno poco a che fare con la rivolta. In seguito, la sentenza, emessa il 10 sarà di 30 lievi condanne, 8 assoluzioni e scarcerazione generale dopo tre mesi di galera. La condanna più pesante verrà inflitta alla Tonelli, con un anno e 100 mila lire di multa. A Roma, il Commando Comunista Ulrike Meinhof rivendica un attentato incendiario compiuto contro il Centro BMW sulla Salaria. A Trento, le Brigate Combattenti per il Comunismo minacciano due avvocati. A Napoli, oltre ai 21 anni di galera che gli sono già stati inflitti il compagno Nicola Pellecchia ha avuto in dono altri 4 mesi per oltraggio a pubblico ufficiale.
9 giugno: a Torino, una quindicina di giovani, verso sera, sono entrati alla mensa universitaria di via Principe Amedeo portando via cibo e bevande, la stessa azione viene ripetuta il giorno successivo, gli espropri vengono rivendicati con un volantino a firma: Studenti, Proletari, Precari e Disoccupati. A Roma, due giovani e una donna armati devastano una agenzia della Fabbri Editori, in via Topino, ai Parioli. Un impiegato e un cliente vengono legati e imbavagliati, macchine da scrivere e altre suppellettili vengono danneggiate, vengono lasciate scritte sulle pareti: “Abbasso il lavoro nero”. A Milano viene ferito dalle BR un caporeparto della Breda siderurgica, Fausto Sillini, simpatizzante della DC. L’attentatore aspetta che scenda dall’autobus e gli spara sei colpi all’altezza delle gambe, di cui due vanno a segno. L’attentato viene rivendicato dal Nucleo Walter Alasia – Brigate Rosse. L’attentato fa crescere la tensione in città, dove un altro dei giurati popolari scelti per giudicare Curcio si ritira esibendo un certificato medico. A Spoleto, scoppia una rivolta nel carcere: alcuni compagni delle BR e dei NAP, insieme ad altri detenuti comuni, durante l’ora d’aria, prendono in ostaggio 12 guardie. Sono armati di forchette e cucchiai opportunamente trasformati in armi.
10 giugno: a Torino, scioperi e danneggiamenti e cortei alla palazzina degli uffici della Fiat Mirafiori da parte degli operai incazzati per il rinnovo del contratto. A Roma, quindici giovani irrompono nella sede del MSI di via Quinto Pedio, al quartiere Tuscolano, distruggendola. Nel pomeriggio un commando composto da tre donne e un uomo mascherate/i fa irruzione nel centro interfacoltà dell’Università, che elabora il materiale della ricerca scientifica, colpiscono il cuore del centro elettronico, incendiando un calcolatore del valore di almeno un miliardo. Le Unità Comuniste Combattenti per il Comunismo hanno rivendicato l’incendio all’ateneo con un volantino fatto trovare in una cabina telefonica precisando che hanno voluto “distruggere materialmente gli strumenti che il sistema capitalista si dà per centralizzare,  programmare e pianificare il suo controllo sui processi economici legati alla produzione delle merci, della cultura, del pensiero e dell’intelletto”. A Bologna, nuovo attentato contro un giornalista: una bomba incendiaria scoppia nel pomeriggio davanti alla porta dell’abitazione di Alberto Pasolini Zanelli, del Giornale Nuovo. 
11 giugno: A Roma, 30.000 donne in piazza contro una proposta di legge democristiana che limita il diritto all’aborto. A Milano, viene arrestato un giovane dirigente autonomo durante le cinque perquisizioni fatte nei giorni scorsi nell’ambito delle indagini per l’attentato a Indro Montanelli. Maurizio Gibertini, 24 anni, ex militante del gruppo Gramsci, attualmente leader dell’Autonomia, abitante in una casa di via Gluck, in cui si sarebbero trovate sostanze anticrittogamiche che mischiate producono effetti esplodenti, polveri metalliche, che hanno gli stessi effetti, sveglie, batterie, saldatori elettrici e alcune taniche di benzina. A Bologna viene colpito da mandato di cattura Diego Benecchi, sempre per i fatti di marzo. Viene arrestato anche un vigile urbano, Alberto Armaroli, che avrebbe partecipato agli scontri sulle barricate dell’Università.

TANTO LA NOTTE, TANTO L'URLO DEL VENTO di Odisseas Elitis

Tanto la notte, tanto l’urlo nel vento
Tanto la goccia nel cielo, tanto il silenzio
Tutt’intorno il mare despota
L’arcata del cielo con le stelle
Tanto il tuo più piccolo respiro
Tra le quattro pareti, il soffitto, il pavimento
Io non ho altro se non
L’urlo che è tuo e mi colpisce la mia voce
L’odore che è il tuo e s’infuriano gli uomini
Perché non sopportano quel che non hanno
Provato ed è loro straniero, è presto, mi senti
È presto ancora in questo mondo amore mio

Per parlare di te e di me.

(Tratto da Monogramma)

Liberi di imparare

Nella maggior parte delle scuole tradizionali si tende a prendere in considerazione soltanto ciò che è misurabile, le capacità e le competenze mentre raramente ci si sofferma a capire se un alunno sta bene con se stesso. Ad esempio, tanti ragazzi tendono ad avere fiducia in sé quando i voti che ricevono sono positivi e a perderla quando sono insufficienti.
Sottovalutare l'importanza che l'autostima ha nello sviluppo di un buon adulto porta, a lungo andare, alla convinzione che uno studente non sia in grado di scegliere ciò che vorrebbe imparare, approfondire o anche semplicemente tralasciare.
Un adulto dotato di una solida autostima è in grado di vivere serenamente anche senza le nozioni e le conoscenze che si dovrebbero imparare a scuola, mentre il ragionamento contrario non funziona. Le scuole democratiche, quindi, propongono e sostengono l'importanza della libertà di scelta nell'apprendimento perché è un passaggio fondamentale per la costruzione dell'autostima.
Oggi si può affermare, sulla base dell'esperienza quasi centenaria maturata dalle scuole libertarie, che l'assenza di imposizioni porta a scoprire una motivazione intrinseca nei ragazzi, talmente forte da spingere ad imparare con gioia e a non scordare più ciò che si è appreso, consentendo di collegare teoria e pratica anche ne quotidiano.
 In una scuola democratica gioco libero, lettura libera e conversazioni libere costituiscono alternative alle lezioni e vanno considerate di pari valore educativo. Si ritiene infatti che esse stimolino i diversi aspetti dell'intelligenza o, meglio, le intelligenze multiple.
L'assenza di obblighi per quanto riguarda l'apprendimento e l'organizzazione del tempo trascorso a scuola non si significa mancanza di regole e di disciplina, tutt'altro.

giovedì 7 settembre 2017

Quarant'anni fa... il '77 (capitolo XXII)

1 giugno: a Genova, viene ferito dalle Brigate Rosse il vicedirettore del Secolo XIX, Vittorio Bruno, che viene colpito alle braccia e alle gambe. A Firenze, una Cellula Proletaria Combattente invade gli uffici di una ditta di elettrodomestici e li danneggia.
2 giugno: a Torino, arrestate cinque persone più una fermata per gli attentati nella notte in parte riusciti contro i mezzi pubblici dell’ATM, sono anche accusate di appartenere alla organizzazione armata Prima Linea. Un altro attentato rivendicato dalle Unità Comuniste Combattenti distrugge l’Ufficio di riscossione dell’Istituto case popolari. A Milano, nella mattina, le Brigate Rosse colonna Walter Alasia feriscono alle gambe Indro Montanelli, direttore del Giornale Nuovo, colpendolo con tre pallottole, in via Manina. A Roma, nella notte viene compiuto un attentato contro la sede del PCI in via Catanzaro, nel quartiere Nomentano. A Napoli, un giovane di vent’anni, simpatizzante della sinistra extraparlamentare, viene ferito a coltellate da estremisti di destra in via del Vomero. A Forlì, nove detenuti celebrano la festa della repubblica evadendo dal carcere, dopo avere imbavagliato e chiuso in uno stanzino gli agenti di guardia. A Lecce, un soldato in servizio di leva presso la scuola militare per truppe motorizzate, Antonio Tarrino, viene schiacciato da un carro armato durante una manovra di parcheggio. A Firenze, incendiate le auto di due giornalisti de La Nazione, i due attentati vengono rivendicati dalle Brigate Rosse.  
3 giugno: a Torino, scoperta in via Giulia di Barolo 25 una base di Prima Linea. A Genova, manifestazione dove gli slogan scanditi dagli autonomi genovesi sono: «Giornalista, sbirro maledetto, te lo scriviamo noi l’articolo perfetto», «Bruno qui, Montanelli lì, la controinformazione si fa così». A Roma, davanti alla sede della RAI, in via Teulada, viene ferito dalle Brigate Rosse il direttore del TG1, Emilio Rossi, con 12 colpi di pistola alle gambe. Il nappista Ignazio Cabitza, un giovane cagliaritano di 26 anni, è arrestato dopo un conflitto a fuoco con la polizia. A Massa Carrara, falliscono due attentati alle auto di un corrispondente della Nazione di Firenze e di uno del Telegrafo di Livorno; un furgone del Corriere della Sera viene dato alle fiamme.
4 giugno: a Pianosa, cinque detenuti evadono dal carcere e fuggono su un gommone. A Roma, l’automobile di una professoressa dell’Istituto Tecnico XVI, di via Teano a Centocelle, viene distrutta dal fuoco. A Milano, viene incendiata la sezione del PCI di via Archimede, la polizia insegue tre giovani di destra in motorino, sparando in aria e alle gomme, ferendo un giovane a una gamba. A Lecce, scontri e spari al comizio del missino Rauti, almeno 10 agenti di polizia feriti, 5 persone ferite leggermente, 10 auto distrutte, una trentina di bombe molotov lanciate in due diverse zone della città.
5 giugno: a Milano, un gruppo di dimostranti abitanti nella zona di Certosa bloccano un treno sulla Milano-Roma bloccando la circolazione per un ora e mezza, motivo il raddoppio del binario col conseguente forte disturbo per la popolazione abitante nella zona.
6 giugno: a Roma, il nucleo anarchico Salsedo, con una telefonata alla redazione del Giorno avvisa della presenza di un volantino in una cabina telefonica della stazione metropolitana. Il volantino “minaccia ritorsioni” se non si levano le mani da Sacco e Vanzetti che “un manipolo di gente della cultura e della politica” vi hanno messo le mani sopra. A Roma, distrutti e dati alle fiamme registri e incartamenti nel liceo Duca d’Aosta e nell’annessa scuola media.
7 giugno: a Bologna, 23 docenti costituiscono un collegio a disposizione della difesa di Diego Benecchi, uno dei leader del Movimento arrestato il 7 maggio per istigazione a delinquere e apologia di reato. A Roma, viene bocciata al Senato la legge sull’aborto. Sette franchi tiratori laici regalano la vittoria alla DC. Le femministe scendono subito in piazza a protestare. Venti avvisi di reato per le violenze squadristiche dei fascisti. Viene aperta un’inchiesta sui picchiatori della sezione missina di via Medaglie d’oro. Numerose perquisizioni vengono eseguite nella zona di Monte Mario. In piazza Giovenale la polizia arresta tre studenti, tra cui un militante del MSI, dopo una rissa tra giovani di opposte vedute. A Massa Carrara, in pieno centro, un furgone abbandonato, imbottito di esplosivi e benzina, diffonde messaggi da un autoparlante. Da un registratore esce una voce, amplificata da un megafono che ricorda il secondo anniversario della morte di Mara Cagol. 

LEON di Luc Besson

Léon è il killer perfetto, completamente immerso nel suo lavoro vive per uccidere e uccide per vivere, nulla turba il suo quotidiano, fatto di piccoli gesti che gli consentono di avere un legame con la realtà, nessun contatto esterno, nessuna confidenza, e soprattutto nessun legame emotivo. Léon lavora su commissione, suo unico contatto con i vari clienti il vecchio amico e mentore Tony, quest’ultimo è molto protettivo verso Leon che conosce da ragazzino e, a cui ha insegnato a fare le pulizie, termine con cui entrambi descrivono il mestiere di killer prezzolato. La vita comunque non lascia scampo quando decide che è il momento di cambiare, il momento di fare qualcosa che dia ad una vita fatta di cadaveri e omicidi su commissione un senso, e questo nuovo percorso avrà l’energia e il viso malinconico di Mathilda, una ragazzina scampata al massacro della sua famiglia avvenuto per mano di una banda di poliziotti corrotti, capeggiati dall’agente della DEA Stanfield, tossico, psicopatico, e decisamente senza scrupoli.
Mathilda verrà salvata da Léon, ne diventerà amica e pupilla.
Il rapporto fra Léon e Mathilda è l’incontro fra due destini simbiotici che pulsano in risonanza, che condividono complicità e convenzioni, senza la prigione di nessuna regola. Sono due entità energetiche, che si intrecciano in una
relazione fatta di Amore assoluto, in continuo scambio reciproco: dove c’è fragilità si materializzano forza e determinazione, dove c’è un assassino c’è anche l’uomo pronto a sacrificarsi per ciò che ha di più prezioso. Mathilda e Léon sono legati fra loro in profondità dal dolore accumulato, dall’indifferenza di un mondo che fin dall’infanzia li ha costretti ai margini.
Lo sfondo di questa favola metropolitana è rappresentata dalla realtà criminale delle strade, dalla corruzione delle istituzioni, dai quartieri malfamati di New York, tra palazzine che cadono in rovina e squallidi muri giallastri dove vita e morte si incrociano, si abbracciano e poi si lasciano, dove tutto è legale e niente è permesso.
L’opera di Besson è una vera e propria favola metropolitana dove amore, dolcezza e ingenuità entrano in collisione con la follia e la perversione di un mondo crudele e feroce. 

La preside di un istituto scolastico alla giovane Mathilda: "... devi smetterla di raccontarmi bugie, Mathilda. Voglio che tu provi ad avere fiducia in me. Ora, dimmi che cosa ti è successo". Mathilda alla preside: " ...Ok. La mia famiglia è stata sterminata dagli agenti dell'Anti-Droga, a causa di un problema di roba. Io sono venuta via con l'uomo più strepitoso che esista sulla terra; era un sicario. Ma è morto stamattina... e, se lei non mi aiuta, io sarò morta entro stasera".




Rifiutare il pane del profitto

La felicità è una totalità armonica verso la quale si tende o che si nega in un crescendo snaturato, come appunto si sta facendo. Siamo in un aut-aut della specie. Non solo le grandi ma persino le piccole cose della vita hanno ormai il sapore del lusso: i frutti biologici, il pane biologico.
Chi avrebbe mai immaginato ancora qualche decennio fa che potesse esistere un pane non biologico? il pane c'era o non c'era, ma era biologico per natura. Oggi è la natura che ci manca più del pane.
La moltiplicazione dei pesci al mercurio spingerà la nostra intelligenza sensibile verso il pane del vita? Nessuno Dio farà questo miracolo al nostro posto. Prima che sia troppo tardi dovremo rifiutare il pane del profitto, fatto di farine sintetiche che alterano il bios globale e quello umano in particolare. L'effimero odore di un pane industriale, il cui gusto svanisce un ora dopo la cottura, misura come un termometro quotidiano il tasso di alienazione di una civiltà malata.
Dobbiamo curarci se vogliamo guarire; ricominciare a godere e smettere di inseguire una felicità fittizia, misurabile soltanto con i parametri mal fondati di una ricchezza virtuale.
Come avevano profetizzato quegli indigeni d'America a cui abbiamo riservato in arte prima la sorte che si prospetta per tutti, ci stiamo accorgendo che non si può mangiare il denaro, respirarlo, farci l'amore, metterlo in musica. Si può solo continuare a prostituirsi,  ricevendo ogni mese un salario sempre più precario che è ormai diventato quello della paura. E che spendiamo per acquistare merci che evocano amore sensuale ridotto a sesso, arte culinaria ridotto a cibo per gatti, aria pura che si misura in tasso di smog e melodie che non hanno più niente di celestiale perché nascono solo per far vendere milioni di dischi.
L'umanità ha solo di risvegliarsi dall'incubo delle cose che la dominano per ritrovare la propria coscienza orgastica che è la sola coscienza concreta dell'emancipazione umana.

giovedì 31 agosto 2017

Quarant'anni fa... il '77 (capitolo XXI)

17 maggio: A Torino, in Barriera Francia, ragazze mascherate picchiano una studentessa anti-abortista. Attentato contro l’auto di Tindaro Martella professore di meccanica dell’Istituto Avogadro. A Roma, viene arrestato Michele Ditoma. Viene anche indetta un’assemblea in statale da AO, MLS, PCI per rompere con gli autonomi. A Nettuno, vicino a Roma, in una base dei NAP vengono trovate armi rubate il 12 marzo.
18 maggio: a Roma, gli autonomi per il forte presidio delle forze dell’ordine rinunciano al corteo non autorizzato e si riuniscono in assemblea all’Università. A Milano, viene assaltata da Prima Linea la sede della società ISEO, società per l’organizzazione e la formazione manageriale. A Bologna, un Nucleo del Movimento di Costruzione del Partito Combattente distrugge l’automobile di Diego Guzzani, vice-presidente dell’Associazione Industriali. A Genova, ordigno sotto l’autovettura di Michele Centonze, primario ginecologico dell’ospedale San Martino, rivendicato dall’Organizzazione Femminista Armata per la Liberazione Comunista. A Alcamo, attentato alla concessionaria Fiat: danneggiati due autotreni ed alcune automobili. A Melilli in provincia di Siracusa, distrutta l’auto dell’industriale Sebastiano Andolina. A Palermo, parzialmente distrutta con la dinamite, la villa del costruttore Umberto Castagna.
19 maggio: a Torino, attentato con lancio di molotov alle Edizioni Paoline. A Milano, azioni contro la MM rivendicate da Prima Linea, e contro i binari della SNIA di Varedo rivendicata dalle Brigate comuniste. La polizia carica gli ospedalieri autonomi, che scioperano contro l’abolizione della festività del 19. A Padova, nel corso di scontri tra autonomi e polizia una quarantina di macchine vengono incendiate, due supermercati espropriati, due agenzie immobiliari incendiate e un buon numero di colpi di pistola sparati da entrambe le parti. Vengono eseguiti numerosi arresti. A Firenze, quattro giovani armati entrano in un ufficio del “Cirrasca”(organizzazione per l’assistenza e la consulenza aziendale), tolgono il portafogli agli impiegati e scrivono sui muri: “Potere Comunista contro il lavoro nero”. A Bologna, l’ufficio del lavoro viene invaso da giovani che scrivono sui muri slogan contro il lavoro nero; viene bruciata un automobile del sostituto procuratore della Repubblica Pietro Capponi.
20 maggio: a Roma, in via delle Medaglie d’oro, due giovani in vespa sparano, a braccio teso, due colpi di pistola contro il segretario della sezione missina della Balduina, Enrico Tiano, di 25 anni. Perquisita la sede autonoma di via dei Volsci, per l’inchiesta sui fatti di Bologna. A Bologna, una bomba carta viene lanciata contro l’auto di un docente.
21 maggio: A Sassari, battaglia tra autonomi e polizia al concerto degli Area. In duecento si presentano ai botteghini per entrare senza pagare; la polizia spara in aria ripetutamente e fa cariche lanciando lacrimogeni, gli autonomi rispondono con una fitta sassaiola. A Roma, in risposta alla sparatoria di via Medaglie d’Oro, i fascisti assaltano per la quarta volta dall’inizio dell’anno, la libreria Feltrinelli di via del Babuino. Sempre a Roma, a Largo Ravizza, a Monteverde, quattro giovani studenti comunisti vengono presi di mira da un gruppo di neofascisti che sparano colpi di pistola. Una carica di notevole potenziale esplode verso le 4.30 davanti alla sezione del PDUP di via Pomponazzi. Attentato incendiario, contro la sezione missina di via Svampa a Primavalle, l’attentato viene rivendicato da Lotta Armata per il Comunismo. Le Unità Comuniste Combattenti lanciano diverse molotov e sparano contro la sede dei vigili urbani della XIX circoscrizione; altre due bottiglie incendiarie contro la sezione DC di via Lucio Elio Salano.
22 maggio: a Padova, comunicazione giudiziaria al prof. Antonio Negri docente di «Dottrina dello Stato» all’Università di Padova, per associazione sovversiva, firmata dal giudice istruttore del tribunale di Bologna Catalanotti, nel corso delle indagini iniziate dopo gli incidenti dell’11 marzo a Bologna. Nell’appartamento del prof. Negri, nel corso dell’inchiesta sull’autonomia operaia a Padova di Calogero, era stato arrestato il compagno Maurizio Bignami di Bologna, ritenuto complice del latitante Francesco Berardi. L’editore Giorgio Bertani è stato posto in libertà provvisoria. Un altro avvocato, Enzo Lo Giudice, sospettato di contatti operativi con i NAP, è indiziato di «partecipazione a bande armate». A Milano, le Brigate Rosse colpiscono Indro Montanelli, direttore del «Giornale Nuovo». 
23 maggio: a Roma, le BR colpiscono Emilio Rossi, direttore del TG1. A Reggio Emilia, 31 neofascisti vengono arrestati per gli scontri che avvengono dopo un corteo in cui si vedono una quantità di saluti romani e armi improprie.
24 maggio: a Roma, nella notte, viene compiuto un altro attentato contro i vigili urbani dellaXIX circoscrizione a Primavalle. A Milano, sulla basse di una foto pubblicata sull’Espresso che lo ritraeva nell’atto di sparare, vengono arrestati Azzolina, Sandrini e Grecchi. A Genova, Marisa Spina, simpatizzante dell’Autonomia Operaia, dottoressa in fisica, viene arrestata per gli incidenti che un gruppo di autonomi aveva provocato giovedì 19 su tre autobus.
25 maggio: a Roma, due giovani vengono picchiati da neofascisti davanti la sezione del MSI di Monte Mario. A Brescia, quattro colpi di pistola vengono sparati contro una caserma dei carabinieri e una molotov contro una sezione della DC.
26 maggio: a Firenze, una Cellula Proletaria Combattente invade gli uffici di una ditta di elettrodomestici e li danneggia. A Roma, il professore Pecoraro, preside del liceo Paolo Sarpi, che si era schierato contro l’autogestione studentesca, viene picchiato a volto scoperto dai suoi studenti a Ostia.
27 maggio:a Milano, tre auto di aderenti A Comunione Liberazione vengono incendiate, l’azione è firmata da: Un Nucleo di Compagni. 
30 maggio: a Acerra (Napoli), tremila senza casa occupano 407 alloggi Gescal pronti da un anno e non ancora assegnati. A Roma, i fascisti devastano due scuole, il liceo J.F.Kennedy e la scuola elementare Victor Hugo.
31 maggio: a Roma, 2.500 studenti affollano l’aula magna del Rettorato. Discutono della situazione politica del movimento e convocano per le 22 una manifestazione a piazza Navona, per festeggiare lo scadere del divieto di manifestazione. Verso le 23 nella piazza inizia una battaglia con sacchetti di plastica riempiti di acqua nelle fontane del Bernini: uno centra una volante e l’autista scende e spara in aria con il mitra. A mezzanotte qualche migliaio di giovani manifesta pacificamente da piazza Navona a ponte Garibaldi per ricordare Giorgiana Masi. 

Il mito del CENTRO

Il centro è un principio organizzatore della realtà che nell’ambito sociale presiede alla dimensione gerarchica. Il centro è dunque la sintesi del dominio e come ogni dominio si nutre nell’ambito che sovrasta. In questo senso il centro non è totalmente estraneo alla periferia. Ed è così che la lotta contro il centro produce due effetti perversi. Crea un altro centro e si pone come elemento di contestazione, ciò di cui il dominio ha bisogno per perfezionarsi.

Il dogma del centro non è appannaggio soltanto del pensiero statale e gerarchico, ma permea anche molti movimenti di emancipazione. La centralità operaia è una variante di questo dogma. Parallelamente la critica del centro non è, di per sé, apologia del disordine.

Il mito del centro, della sua imparzialità, della sua equidistanza, sta crollando sotto i colpi della sovversione matematica. E le vie dell’ordine stanno cedendo il posto a quelle del caos. Si aprono nuovi impensabili spazi. Autodeterminazione e anarchia ridisegnano la politica finora definita dalla centralità statale.

Una libertà senza limiti


Le organizzazioni sono mezzi per stabilizzare la creatività, controllare il dissenso e indebolire le tangenti controrivoluzionarie (principalmente determinate dalla leadership o dai quadri d’élite). In genere insistono sull’aspetto quantitativo, anziché su quello qualitativo, e offrono poco spazio al pensiero o all’azione indipendente. Le associazioni informali, basate sull’affinità, tendono a ridurre al minimo l’alienazione delle decisioni e della loro attuazione e la mediazione fra i nostri desideri e le nostre azioni.
Siamo anarchici che desiderano una libertà senza limiti. Lottiamo per la liberazione, per un rapporto decentrato e non mediato con il nostro ambiente e con coloro che amiamo e con cui abbiamo affinità. I modelli organizzativi ci offrono solo altra burocrazia, controllo e alienazione, uguali a quelli che riceviamo già dall’organizzazione attuale.
Occasionalmente può esistere una buona intenzione, ma il modello organizzativo deriva da una mentalità intrinsecamente paternalistica e diffidente, che sembra in contraddizione con l’anarchia. I veri rapporti di affinità nascono da una profonda comprensione reciproca nell’ambito di relazioni intime basate sui bisogni della vita quotidiana, non di relazioni basate su organizzazioni, ideologie, idee astratte. Tipicamente, il modello organizzativo reprime i bisogni e i desideri dell’individuo per “ il bene della collettività”, nel tentativo di uniformare sia la resistenza che l’immaginazione. Dai partiti alle piattaforme e alle federazioni, sembra che con l’aumentare della scala dei progetti diminuiscano il significato e l’importanza che essi hanno per la vita di ciascuno.

giovedì 24 agosto 2017

Quarant'anni fa... il '77 (capitolo XX)


14 maggio: a Torino, alle 15.30 da piazza Arbarello parte un corteo di 4000 persone tra autonomi, circoli giovanili e Lotta Continua, per protestare contro lo Stato di Polizia a Roma. Tafferugli nel tardo pomeriggio in piazza Solferino con un gruppo di alpini a cui viene sottratta una bandiera italiana, un poliziotto in borghese spara colpi di pistola in aria; sempre in città vengono arrestati cinque militanti di Prima Linea. A Roma, alle 16 manifestazione nel centro della città a ponte Garibaldi dove è stata uccisa Giorgiana Masi. Migliaia di poliziotti tengono sotto mira il concentramento. La Questura non osa ordinare la carica, che potrebbe risolversi in un massacro. Le dichiarazioni del questore sulla morte della Masi, sono state smentite dagli stessi giornali di regime, le foto di poliziotti in borghese che prendono di mira con armi da fuoco i manifestanti sono state pubblicate con didascalie e che indicano nomi, cognomi e gradi. La Questura pretende che non si gridino slogan. Dalla manifestazione si risponde che anche ciò viene accettato perché si considera il manifestare già una grande vittoria politica. Il sit-in diventa silenzioso, ma di un silenzio che dura due ore e che è talmente carico di contenuti politici da essere più significativo di uno scontro frontale. Quando la manifestazione si scioglie, la rabbia poliziesca si scaglia contro il presidio femminista posto intorno al punto dove Giorgiana è caduta. Ne segue un violento pestaggio di una decina di donne. Sempre a Roma nella notte un commando tenta di dare alle fiamme l’abitaziopne di due professori democratici del liceo De Sanctis, che ospita da tempo notissimi fascisti, ed è considerato tra le ultime roccaforti nere: nel liceo insegna il nazista Paolo Signorelli, fondatore di Lotta Popolare. A Trastevere viene bruciata la sezione del PCI, rivendicato con un bollettino firmato “AAA” (Alleanza Atlantica Anticomunista). A Milano, mentre si svolge una manifestazione per protestare contro i fatti di Roma e contro Cossiga, nella zona di San Vittore, all’angolo tra via Olona e via De Amicis, poco prima delle 18, arriva il corteo dell’area dell’autonomia, staccatosi dal grosso della manifestazione. Alla vista degli agenti il corteo ha uno sbandamento, mentre
Oreste Scalzone invita a proseguire senza suscitare incidenti. L’invito viene raccolto da quasi tutti i manifestanti tranne un gruppo di una ventina di giovani che esce alla spicciolata dal corteo e si dirige verso un filobus della linea 96. Staccando il contatto con la linea elettrica, uno di loro blocca il filobus che diventa una barricata. Parte una molotov, arrivano in risposta candelotti di lacrimogeni e fumogeni. Appena si spegne il botto dei lacrimogeni, il gruppetto, con il volto coperto, armato di pistole e molotov, esce da dietro il filobus e comincia a sparare. Gli agenti rispondono al fuoco. Mentre i passanti si rifugiano terrorizzati nei portoni e le vetrine del vicino supermercato vanno in frantumi, un agente, Antonio Custrà, viene colpito a morte. La violenta battaglia urbana si conclude con altri due poliziotti feriti da sassate. Viene ferita anche una giovane donna, proprietaria di una boutique in via De Amicis, raggiunta di striscio alla testa da un pallettone. In serata vengono fermati cinque giovani: quando arrivano nel cortile della questura, un gruppo di agenti cerca di linciarli. In tutto sono 17 i fermati, 4 gli arrestati (per porto abusivo d’arma impropria), mentre viene eseguita una lunga serie di perquisizioni; sempre a Milano due giovani armati di pistola fanno irruzione negli uffici della fabbrica di aspirapolveri “Worwerk folletto”, rubano 250.000 lire e scrivono con bombolette di vernice spray slogan contro il lavoro nero. A Napoli, oltre 1500 persone sfilano in corteo e ci sono degli incidenti, con dieci arresti. A Firenze più di 5000 giovani sfilano in corteo. A Bolzano, studenti in sciopero e cortei con cariche della polizia. A Brescia, duecento giovani assalgono la sede provinciale della Dc lanciando sassi e molotov. A Palermo, una bottiglia molotov viene lanciata nel cortile dell’autoparco della polizia. A Bologna, una bomba molotov viene lanciata all’interno del cortile della caserma dei carabinieri “Mazzini”, in via Oretti. A Como, un ordigno di natura imprecisata scoppia contro l’edificio in costruzione della nuova caserma dei carabinieri. A Genova, tre molotov vengono lanciate contro una sezione della DC, nel quartiere di Marassi.
16 maggio: A Bologna, la polizia vieta il corteo da piazza Verdi al centro, carica ogni assembramento, provoca. Migliaia di compagni si muovono in fila indiana, uno dietro l’altro. Non è un corteo, eppure lo è. Non contrappone alla forza, la forza, eppure è indistruttibile, se lo rompi in un punto subito si riforma. E’ capace di mettere in piazza i bisogni e i desideri, di riconquistare una possibilità di collettivizzazione in una città cadaverizzata; è’ un modo per riprendere il filo della gestualità che libera, un modo di ricomporre il dissenso in proposta, di trasformare la proposta in soggetto che a/traversa la classe. Non si tratta di ostentare una forza che non esiste, perché la capacità di trasformazione e di liberazione non sta nella forza, ma nella maturità storica di una società che rifiuta la prestazione lavorativa e nella intelligenza che rende possibile questo rifiuto. A Cantù, ordigno esplosivo contro la caserma della compagnia dei carabinieri. A Ravenna, incendiata la porta del Duomo. A Ercolano, due ordigni esplosivi contro l’ingresso di una villa che verrà utilizzata come sede della scuola allievi sottoufficiali delle guardie carcerarie. A Pallavicino, in provincia di Palermo, dinamite contro una palazzina SIP. A Roma, si svolgono i funerali di Giorgiana Masi; nella mattina a piazzale Clodio, mentre si celebra il processo per la rissa al Don Orione, due fascisti della sezione di Ottaviano sparano contro un gruppetto di appartenenti a Lotta Continua, presenti al processo, la polizia arresta il vicesegretario della seziopne dell’MSI di via Ottaviano. A Milano, alla Statale 3000 studenti approvano una mozione presentata da DP, contro l’uccisione dell’agente Antonino Custrà, nella quale gli autonomi sono definiti «provocatori che nulla hanno a che vedere con la classe operaia». 

DISTRUTTORE Nerorgasmo

Cultura educazione morale religione 
Nella mia testa non ci sono più 
La mia vita non e' piena di quelle stronzate
Che insegnano ogni giorno alla TV
Io non sento più ragioni 
Me ne frego di parlarne
Odio tutti voi e quelli come voi
Non saranno i contentini a placare la mia rabbia
Non saranno i soldi a farmi stare bene in gabbia
Cantanti attori e divi mi fanno vomitare
Piscio sopra i vostra eroi
Io rido quando dite che cazzo devo fare
Che cosa devo essere per voi
Io non sento più ragioni
Me ne frego di parlarne
Odio tutti voi e quelli come voi
Marcirei tranquillo dopo l'ultima battaglia
Se i vermi brulicanti mangiassero anche voi
Io non sento più ragioni
Me ne frego di parlarne
Odio tutti voi e quelli come voi
Non pensiate che io scherzi se non e' gia' successo prima
Chiamate il 113 che l'ora e' gia' vicina
E' ora

Immaginate un gruppo di bambini...

Non è facile nel nostro paese pensare e progettare una uscita dal sistema di istruzione statale e burocratico, per favorire la nascita di una scuola comunitaria e pluralistica, a-confessionale e aperta al mondo. Ma è, forse, l'unica strada percorribile per garantire fin da ora a noi stessi e a i nostri figli un mondo on po' più giusto e libero.
Immaginate un gruppo di bambini e bambine in un ambiente in grado di stimolare la loro curiosità; immaginateli liberi di decidere come passare il tempo, quali oggetti adoperare e con quali persone interagire e soprattutto, pensateli emancipati dalla ricerca di una approvazione esterna a loro stessi. Forse giocheranno, probabilmente disegneranno o, quasi sicuramente, litigheranno, di sicuro staranno imparando qualcosa. Ognuno, muovendosi, lascerà dietro di sé una scia colorata che si incontrerà con quella degli altri bambini per dare forma ad un immagine piena di intrecci di colori e di movimento.
Inizialmente questa visione  sarà difficile da mettere a fuoco, perché non capita spesso di trovarci in una situazione in cui l'adulto non controlla, programma o dirige, anche da lontano oppure inconsciamente, l'attività dei più piccoli.
Invece scrutando più a fondo questa rappresentazione si potranno individuare gli scambi che ogni incontro tra bambini comporta, gli spazi e le pause  che ogni bambino può prendersi senza che questo crei disturbo ad altri si scoprono insomma, un armonia e una ricchezza, sinonimi di vita e di curiosità.

giovedì 17 agosto 2017

Quarant'anni fa... il '77 (capitolo XIX)

08 maggio: a Torino, scontri in piazza Solferino, una trentina di fascisti manganella un corteo di ospedalieri. A Ravenna, dal carcere cittadino evadono cinque detenuti. A Bergamo, tre detenuti prendono due guardie in ostaggio e ottengono il trasferimento in altre carceri.
09 maggio: a Torino, alla Fiat di Rivalta, viene bloccato per diverse ore tutto il reparto della carrozzeria. A Roma, gli Orsottantotto, un gruppo di indiani metropolitani occupano la “casa del desiderio” in uno stabile di via dell’Orso al n. 88, vicino a piazza Navona.
10 maggio: a Milano, una banda armata di giovani proletari assale in pieno giorno gli uffici commerciali della casa editrice Rizzoli in piazza Duca d’Aosta, nel centro della città, sei giovani col volto coperto e armi in pugno irrompono negli uffici, chiudono in un locale gli impiegati ed alcuni clienti, sistemano due ordigni incendiari nella stanza del capoufficio, sul pianerottolo antistanti gli uffici viene rinvenuto un volantino, si legge tra l’altro: “i covi del lavoro nero si chiudono col fuoco”; Marco Verona redattore di Radio Alternativa Popolare viene arrestato dal nucleo speciale dei carabinieri con l’accusa di aver partecipato ad una espropriazione di armi da un’armeria avvenuta il 28 aprile. A Roma, sul campo sportivo dell’Istituto Don Orione, dove la squadra del liceo Azzarita gioca contro una formazione di studenti pariolini, tra cui spiccano alcuni noti fascisti, poco prima della fine della partita, improvvisamente il campo viene invaso da una cinquantina di giovani della sinistra extraparlamentare, che protestano perché poco prima uno di loro è stato malmenato da alcuni spettatori appartenenti all’estrema destra, dopo un breve scambio di invettive le due parti passano ai pugni e alle sassate, secondo alcune testimonianze, dai bordi del campo vengono sparati alcuni colpi di pistola, dopo l’intervento di un vigile che riporta alcune contusioni, arriva la polizia, che arresta undici giovani, sette di sinistra e quattro di destra.
11 maggio: Ad Alghero, viene evitata per un caso una strage, per un attentato con tritolo contro i carabinieri. A Roma, viene arrestato un esponente fiorentino di Autonomia Operaia, Antonio Ruta.
12 maggio: a Roma, nonostante il divieto di manifestare il Partito Radicale organizza un sit-in in piazza Navona a cui aderisce il movimento, Il palco per gli interventi e per i gruppi musicali viene eretto in mattinata in piazza Navona, già controllata da polizia e carabinieri, alle 13 viene sequestrata l’amplificazione e la piazza viene isolata dal resto della città, alle 15 la polizia incomincia a sparare lacrimogeni contro qualsiasi gruppo numeroso che si aggiri per il centro di Roma, chi manifesta per le strade usa l’arma dello slogan, dei piccoli cortei che partono spontaneamente in tutte le direzioni, che sfuggono allo scontro frontale con la polizia, la polizia, invece, si muove con nuovi mezzi blindati, migliaia di granate lacrimogene, centinaia di colpi di pistola e raffiche di mitra sparate in direzione dei manifestanti che costellano di buchi i muri del centro di Roma, il deputato Marco Pannella e quello di Lotta Continua, Mimmo Pinto, vengono aggrediti nonostante godano dell’immunità parlamentare, le squadre speciali della Questura in borghese, tentano di infiltrarsi tra i compagni, intervenendo armi alla mano, dalle 15 alle 18,30 tutto il centro di Roma è teatro di queste aggressioni a spese di chiunque si muova, alle 18,30 un’improvvisata assemblea in mezzo ai fumi dei lacrimogeni decide disciogliere la manifestazione e di convocare per le 19,30 un’assemblea alla Casa dello studente. La decisione viene comunicata immediatamente a tute le radio libere che la diffondono, la notizia non raggiunge tutti e la polizia ha tempo di creare un cul-de-sac intorno a piazza Navona, qui si continua a manifestare difendendosi con mezzi di fortuna fino a che una delegazione di giornalisti non riesce a contrattare una tregua con la polizia, una via d’uscita è lasciata libera verso Trastevere, attraverso ponte Garibaldi, qui alle 20 la polizia interviene sparando e cade, mentre fugge, Giorgiana Masi, muore quasi senza che la gente che sta lì intorno e il compagno che era con lei se ne accorgano, ha 19 anni. Vengono assolti due neofascisti, arrestati il il 5 maggio dopo una aggressione al liceo Cannizzaro. A Milano, nell’ambito delle indagini sui NAP vengono arrestati altri due avvocati di Soccorso Rosso, Giovanni Cappelli e Sergio Spazzali.
13 maggio: a Torino, in mattinata durante un corteo di protesta per i fatti di Roma, viene assaltato il bar Motta di piazza Castello e prese a sassate le vetrine del cinema Faro, il corteo si chiude a Palazzo Nuovo in assemblea; nel pomeriggio un corteo dei circoli giovanili ha bloccato verso le 16 per alcune ore corso Francia per poi ritirarsi al parco della Tesoriera, intorno alle 10 di sera. Durante un raduno del Partito Radicale al Parco della tesoriera in corso Francia, gruppi di autonomi hanno sparato contro la polizia e lanciando una decina di molotov, la polizia a sua volta a reagito sparando tra il fuggi fuggi generale, al termine degli scontri 5 persone sono state portate in questura e due arrestate per resistenza ed oltraggio a pubblico ufficiale. Arrestati 5 militanti di Prima Linea e scoperto una base a Pino Torinese; tre bottiglie incendiarie scagliate contro la Xª sezione Dc e contro la stazione dei carabinieri di via Vanchiglia. A Napoli, tre operai della Montefibre vengono arrestati, sono accusati di aver partecipato ad un blocco ferroviario nel maggio del 1975. A Roma, un ordigno ad altissimo potenziale esplode, verso le due del mattino, davanti al cancello dell’autoparco della polizia, in via Giordano Bruno, la bomba distrugge quattro macchine della polizia e ne danneggia altre otto, parcheggiate lungo il marciapiede; mezzora dopo la polizia intercetta un’Alfasud in via Cibele, nella zona di Torpignattara;  vengono arrestati per porto di esplosivo i tre giovani che sono a bordo dell’auto, tra cui Raul Tavani, del collettivo autonomo di via dei Volsci; nel pomeriggio, quattro  cortei si snodano in zone periferiche dela città: da Don Bosco all’ Alberone , da Testaccio alla Garbatella, da Valmelaina a Montesacro, da piazzale degli Eroi per tutta la zona circostante piazza Risorgimento, durante la manifestazione in Prati, nei pressi di via Ottaviano, un gruppo d autonomi impegna una sparatoria con fascisti che presidiano la loro sezione vicino a piazza Risorgimento, delle cariche violente della polizia disperdono il corteo della Garbatella quando alcune bottiglie incendiarie vengono lanciate contro la caserma dei carabinieri.

Il Desiderio

L'uomo dei desideri è stato scacciato dal suo corpo dal lavoratore in cui si è trasformato. L'economia non ha potuto prendere il potere se non economizzando la vita, trasformando l'energia libidica in forza di lavoro, gettando l'interdetto sul godimento, sulla gratuità naturale in cui il desiderio si compie e rinasce senza sosta.
Le pulsioni del corpo - i bisogni primari di nutrirsi, di muoversi, di esprimersi, di giocare, di accedere al piacere sessuale - sono stati irregimentati in una guerra di conquista dedicata al profitto ed al potere. E' una guerra che, pur non riguardandoli affatto, li colpisce tuttavia fin nella loro volontà di sfuggirle.
Separato dai suoi desideri di realizzazione, l'individuo ritrova di fronte a sé soltanto le molteplici modalità della sua morte. Il lavoro diventa un comodo suicidio, con un'ipocrisia tutta sociale: comincia col togliere l'essenziale della vita e la routine fa il resto.
Se non esistesse nel cuore dell'infanzia una così precisa castrazione, credete forse che tante generazioni avrebbero permesso, con la loro servitù volontaria, tante tirannie secolari?

La Repubblica degli Eguali di Babeuf

"La proprietà è la sorgente più importante di tutti i mali che pesano sulla società ... Il sole brilla su tutti, e la terra non è di nessuno. Orsù, dunque amici miei, turbate, sconvolgete, buttate all'aria, questa società che non è per voi. Prendete, dove che sia, tutto ciò che vi abbisogna. Il superfluo appartiene di diritto a chi non possiede nulla".
"Sgozzate senza pietà i tiranni, i patrizi, il milione dorato, tutti gli esseri immorali che dovessero opporsi alla nostra felicità comune!"
"La Repubblica degli Eguali, il grande asilo aperto a tutti gli esseri umani. Sono giunti i giorni della restituzione generale. Famiglie gementi, venite a sedervi alla tavola comune eretta dalla natura per tutti i suoi figli."  
( Babeuf, rivoluzionario francese, noto col soprannome di Gracchus, allo scoppio della rivoluzione si volse alla vita politica. Per le sue critiche ai nuovi privilegi che la politica del Termidoro aveva instaurato fu arrestato nel 1795.. Rilasciato nell'ottobre dello stesso anno, riprese l'attività politica avvicinandosi ai gruppi repubblicani e giacobini. Nel 1796 fondò con Buonarroti e Darthé una società segreta, La Società degli Eguali, con l'obiettivo di abbattere il Direttorio e instaurare una repubblica in cui la parità economico-sociale di tutti i cittadini sarebbe stata l'essenza di una nuova democrazia capace di fare a meno della proprietà privata e degli altri privilegi che generano discriminazioni e squilibri tra gli uomini. Attraverso questa organizzazione clandestina, capeggiata da un comitato centrale di salute pubblica, Babeuf svolse una vasta azione di propaganda tra i ceti popolari e nell'esercito. La sua azione mise capo a una cospirazione contro il Direttorio, la cosiddetta Congiura degli Eguali, che, scoperta per delazione di una spia, provocò l'arresto di Babeuf e di altri suoi compagni (1797). Nonostante la massiccia propaganda a carattere rivoluzionario, il movimento non riuscì ad assumere carattere nazionale, ma raccolse seguaci solo a Parigi, esaurendosi con il drammatico esito del processo in seguito al quale Buonarroti, Germain e altri furono condannati alla deportazione, mentre Darthé e Babeuf, condannati a morte, vennero ghigliottinati insieme il 28 maggio 1797).

giovedì 10 agosto 2017

Quarant'anni fa ... il '77 (capitolo XVIII)

01 maggio: a Bologna, terza giornata dell’assemblea nazionale del Movimento. A Milano, un gruppo di compagni anarchici entra nell’atrio del Corriere della Sera per protestare contro il silenzio della stampa italiana nei confronti del movimento libertario spagnolo, due commessi del giornale tentano di chiudere l’ingresso, vanno in frantumi una vetrata e un cristallo di una scrivania. A Verona, una bottiglia incendiaria viene lanciata, di notte, contro il portone della sede della DC. A Roma, con la deroga al divieto della prefettura per le manifestazioni, a San Giovanni sfila un corteo sindacale di ventimila lavoratori, nel comizio Arrigo Boldrini, medaglia d’oro della Resistenza, avverte che Roma non sarà mai teatro di violenze, aI corteo sindacale aderiscono Lotta Continua e Avanguardia Operaia che però non entrano nella piazza, fronteggiando a suon di slogan uno sproporzionato servizio d’ordine sindacale, organizzato per filtrare i “gruppettari” e dare la caccia ai “violenti”; l’area dell’autonomia organizza un corteo autonomo e dà appuntamento in piazza Vittorio, nonostante l’esplicito divieto del Ministero degli Interni che aveva autorizzato la sola manifestazione sindacale di San Giovanni, agenti di polizia, carabinieri, furgoni blindati presidiano la piazza, duecentotrenta giovani vengono fermati e uno viene arrestato, gli autonomi tentano comunque di fare un corteo partendo dal cinema Royal, Il gruppo, caricato dalla polizia, tenta di arrivare a piazza San Giovanni, ma il servizio d’ordine sindacale lo respinge verso la polizia, che porta via altri dimostranti nei cellulari, in una conferenza stampa gli autonomi diranno che con il Primo Maggio la polizia ha inaugurato il fermo di polizia e la schedatura fotografica.
02 maggio: a Torino, aggressioni fasciste a tre studenti dell’istituto professionale Balbis di via Assarotti. Maria Pia De Santis, 17 anni, mentre percorreva via Graglia viene aggredita da 4 fascisti, buttata per terra picchiata con calci e pugni e sfregiata con una lametta. A Roma, Autonomia operaia espelle PDUP, MLS e AO dal movimento studentesco, la decisione viene presa da oltre 4.500 convenuti in un’assemblea di movimento a Lettere, l’area autonoma distribuisce un volantino all’Università nel quale si criticano le organizzazioni di Lotta Continua, Avanguardia Operaia e Movimento dei Lavoratori per il Socialismo per non aver mosso un dito contro le cariche della polizia a piazza Vittorio. A Napoli, viene arrestato l’avvocato Saverio Senese, di Soccorso Rosso, difensore dei NAP; altri arresti in diverse citta, tra cui Torino, Rimini, Prato e Roma, l’azione è stata ordinata dal giudice istruttore romano Claudio D’Angelo, che indaga sulle azioni NAP nella capitale. A Reggio Emilia, vengono arrestati i fascisti uccisori do Alceste Campanile, il militante di Lotta Continua ucciso a colpi di pistola nel giugno del 1975.
03 maggio: a Torino, a Palazzo di Giustizia, la polizia carica le persone in attesa di assistere al processo delle Brigate Rosse, il processo è ancora rinviato per mancanza dei giudici. A Milano, evade la banda Vallanzasca. A San Benedetto del Tronto, le Brigate Rosse incendiano l’auto di un consigliere comunale della DC.
04 maggio: a Venezia, due bottiglie incendiarie vengono lanciate contro i portoni delle case in cui abitano due giornalisti. A Brescia, una lattina e due bottiglie contenenti benzina vengono dati alle fiamme dinanzi all’abitazione del medico del carcere.
05 maggio: a Torino, nuova aggressione fascista alla studentessa dell' Istituto Professionale Balbis Graziella Runino, 16 anni, picchiata e sfregiata da sei giovani. 
06 maggio: a Torino, al carcere minorile Ferrante Apporti , sommossa e 15 evasi. A Bologna, viene arrestato per i fatti dell’11 marzo e per le indagini su Radio Alice, un esponente del movimento, Diego Benecchi, 25 anni, del collettivo Jacquerie. Un mandato di cattura viene spiccato anche per un altro esponente del movimento, Bruno Giorgini, di 31 anni, docente precario, dirigente di LC. A Milano, con un dattiloscritto all’ANSA, il Collettivo La Resa dei Conti rivendica la distruzione dell’auto di un redattore dell’Europeo. A Rimini, trentasei famiglie di lavoratori senza casa occupano altrettanti appartamenti dell’Istituto Autonomo Case Popolari quasi pronti per essere abitati.
07 maggio: a Roma, un gruppo di squadristi assale una corsa ciclistica organizzata dall’ARCI-UISP a Montesacro Alto; al Tuscolano i fascisti di Acca Larentia sparano su alcuni giovani comunisti intenti ad affliggere manifesti. Per i fatti di Bologna vengono ordinati controlli nelle case, nelle sedi di alcuni giornali e nelle librerie in cinque città con 40 perquisizioni a Milano, Roma, Verona, Venezia e Bologna, tra i perquisiti di Milano ci sono Oreste Scalzone, la lbreria Calusca e Porto di Mare, le case editrici L’erba voglio e AR&A, con le abitazioni di alcuni collaboratori. L’editore Giorgio Bertani viene arrestato perché tiene una pistola lanciarazzi in un cassetto (l’azione viene coordinata dal giudice istruttore del tribunale di Bologna, Catalanotti). A Pisa, 10.000 compagni anarchici, LC e autonomi partecipano ad una imponente manifestazione nel quinto anniversario dell’assassinio di Franco Serantini. A Milano 160 detenuti del terzo raggio di San Vittore, rientrando dall’ora d’aria, si rifiutano di tornare nelle celle, si barricano sui tetti.

Davanti al vecchio mondo che ardeva.

Canzone del giugno 1968 a Parigi sull’aria della canzone di Eugène Pottier (Artigiano disegnatore di tessuti, Pottier scrisse la sua prima canzone, intitolata Vive la Liberté, nel 1830. Partecipò alla Rivoluzione del 1848, partecipò ai combattimenti durante l'assedio di Parigi del 1870, poi partecipò alla Comune di Parigi, contribuì alla fondazione del sindacato dei disegnatori, che in seguito aderì alla Prima Internazionale.)

Alle barricate di Gay-Lussac,
con gli Arrabbiati alla testa,
abbiamo scatenato l’attacco:
ah, dio fottuto, che festa!
In mezzo al pavé si godeva
Davanti al vecchio mondo che ardeva.
Tutto ciò ha dimostrato, Carmela,
che la comune non è morta. Per farsi luce, i combattenti
appiccavano il fuoco alle auto:
un fiammifero, e avanti,
poesia del petrolio.
E i poliziotti bisognava vederli
farsi arrostire i fondelli!

I blousons noirs politicizzati
hanno preso la Sorbona.
Per contestare e per spaccare
non temevano nessuno.
La teoria si andava realizzando,
noi saccheggiavamo i commercianti.

Ciò che produci ti appartiene,
son solo i padroni a rubare.
Farti pagare nelle botteghe
vuol dire da fesso farti passare.
In attesa dell’autogestione
faremo la critica del mattone.

Ogni partito e sindacato,
con la sua burocrazia,
opprime il proletariato
quanto la borghesia.
Contro lo Stato e i suoi alleati,
formiamo dei consigli operai.

Il Consiglio per le Occupazioni
sputava sui trotzkisti,
sui maoisti e altri coglioni,
sfruttatori di scioperanti.
La prossima volta sanguinerà
ogni nemico della libertà.

Or che quanti si son ribellati
fanno ritorno alla sopravvivenza,
alla noia, ai lavori forzati,
alle diverse ideologie,
per il piacere noi getterem la semenza
di altri fiori di maggio da raccogliere.
Tutto ciò per provare, Carmela,
che la Comune non è morta.