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giovedì 18 febbraio 2016

BALLAD FOR A SOLDIER di Leon Russell

Quando ero soltanto un ragazzino,
giocavo con pistole e spade
e sognavo del giorno in cui sarei diventato un soldato
e avrei ucciso tutti i nemici,
canto questo inno nazionale tristemente
perché non mi ascolti?
Ho guardato i cannoni che facevano fuoco
sullo schermo gigante di argento,
le svastiche bruciavano ed io ero l’eroe
il generale dava l’ordine e con gioia io ubbidivo
ma il film è velocemente sbiadito tutto insieme oggi.
Ora sono solo con le accuse fatte
nessun posto dove correre,
nessun posto per nascondermi
siamo piccoli bambini tristi che facciamo gioco da grandi,
credo che l’ora sia arrivata, il male è stato fatto
cani randagi che vivono sull’autostrada
camminano con tre gambe
perché imparano troppo tardi a capire i messaggi
proprio come gli indiani nei tempi passati,
battaglie perse e vinte,
eppure continua ancora.
È solamente un’altra ballata per un altro soldato.
Non ho capito finché ho visto piangere mia madre
quando mi hanno detto quanti neonati avevo ucciso quella sera,
una dozzina di foto a colori su una rivista
raccontava la macabra storia come fosse la trama di un film
ma io non ero l’eroe che credevo di essere,
i film sono tanto diversi dalla realtà,
il generale fu condannato per levarsi dai guai
ma il presidente potrebbe liberarmi per la prova che ho sostenuto
e noi tutti siamo soli quando le condanne sono fatte,
triste modo di vivere,
che modo per morire.
Siamo piccoli bambini tristi che facciamo gioco da grandi,
possiamo bruciare la pistola prima che arrivi la prossima volta,
cani randagi che vivono sull’autostrada camminano con tre gambe
si muovono troppo lentamente per capire il messaggio,
arrendetevi e vincete è tutto quello che ho da dire,
non abbiamo veramente vinto finché non si cessa di
sparare
e non ci sono più ballate per il soldato.






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