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giovedì 19 marzo 2015

Eliseo Reclus e l’anarchia

Secondo Reclus «l’anarchia» è la realizzazione del bene supremo nella storia, non è mai una pura utopia, vagamente riferita a un lontano futuro. Essa è invece presente in ogni occasione in cui gli esseri umani esprimono una tensione verso la libertà e praticano la solidarietà. È quindi una prassi attuabile nell’immediato.
Nella prefazione all’edizione francese del 1892 del libro di Kropotkin, La conquista del pane, Reclus scrive che «la società anarchica sta attraversando ormai da tempo una fase di rapido sviluppo» in quanto la si può ritrovare «dovunque il libero pensiero spezza le catene del dogma; dovunque lo spirito di ricerca rifiuta le vecchie formule; dovunque l’umano si afferma con atti indipendenti; dovunque gli onesti, ribellandosi contro ogni disciplina imposta, si uniscono liberamente per educarsi e per rivendicare, senza alcun padrone, il proprio diritto all’esistenza e al completo soddisfacimento dei propri bisogni». In effetti l’intera storia della lotta per la libertà e per l’autorealizzazione è storia dell’anarchia, pur se spesso «non cosciente di sé». L’anarchia, però, rimanda anche alla visione di una società futura che non presenti più forme di dominio istituzionalizzate e che sappia raggiungere una sintesi senza precedenti di libertà, uguaglianza e spirito comunitario. La teoria anarchica è sempre più considerata come qualcosa che va oltre un semplice antistatalismo, un’opposizione alle costrizioni, una ribellione contro l’autorità. Al suo interno ha sviluppato diverse forme e rappresenta sia una profonda critica a tutte le espressioni del dominio sia una pratica di trasformazione sociale che si fonda sulla cooperazione non autoritaria. Reclus ha dato un notevole contributo allo sviluppo di questa visione positiva di una futura società anarchica.
L’anarchia rappresenta per lui una fonte d’ispirazione ideale che può dare un orientamento alle battaglie del momento. In L’anarchia egli ha riassunto così quest’ideale: «Parità di diritti e reciprocità di servizi», mentre la base dell’etica anarchica viene illustrata con il noto principio «a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue possibilità». L’affermazione dell’anarchia rappresenterebbe dunque la creazione di una società libera, basata sulla reciprocità e la cooperazione, al posto di quella attuale fondata sulla competizione e sullo sfruttamento.
In alcuni casi Reclus appare disposto a elaborare alcune delle istituzioni che potrebbero esistere dopo una rivoluzione sociale.
Al Congresso di Berna della Lega per la Pace e la Libertà nel 1868 propone che la società futura sia una in cui tutte le strutture politiche precedentemente esistenti vengano sostituite dalle associazioni operaie. In quest’ottica, le suddivisioni amministrative esistenti, dalle regioni alle circoscrizioni di quartiere, non sono altro che «strumenti del dispotismo» creati da chi vuole centralizzare il potere. Anche i confini cosiddetti «naturali», pur essendo di indubbio interesse geografico, non vanno sfruttati per frapporre ostacoli tra i popoli. Infatti Reclus arriva a dire che non esiste niente che si possa definire «confine naturale».
Gli individui liberi, egli sostiene, respingeranno tutti i limiti territoriali artificiali e raggiungeranno la «giustizia ideale» riorganizzando la società attraverso «associazioni produttive e gruppi formati da queste associazioni». Le libere associazioni possono corrispondere più o meno alle comunità preesistenti, a seconda della scelta di chi vi fa parte.

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