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giovedì 14 dicembre 2017

Quarant’anni fa … il ’77 (capitolo XXXVI)

Bologna, Convegno Internazionale contro la Repressione

Alcune adesioni
Lettera al movimento di Bologna dai compagni rinchiusi nel carcere di S. Giovanni in Monte
Sono passati ormai sei mesi dalle giornate di marzo. Nell'ultimo mese altri 5 compagni sono stati arrestati. Il sequestro di militanti politici come vendetta ed anticipazione terroristica contro il movimento, continua. Noi riteniamo che questa manovra induca un salto di qualità alla repressione di massa in Italia, tuttavia sappiamo che il proletariato nella sua ricchezza di comportamenti quotidiani e scadenze di lotta ancora una volta saprà fermarla e superarla. Noi, siamo ostaggi nelle mani del nemico di classe, la nostra liberazione è la riconquista della libertà per tutti. Il potere in tutte le sue espressioni vuol farci tacere ma incarcerarci non è sufficiente. Siamo e saremo sempre presenti in tutte le istanze di lotta dentro e fuori il carcere e al convegno internazionale porteremo il nostro preciso contributo al dibattito politico. Tuttavia, vi sono aspetti nel modo di condurre l'istruttoria da parte di Catalanotti che devono essere a nostro avviso smascherati e semplificati.
Per questo inizieremo dal 14 settembre uno sciopero della fame in collegamento con tutti i compagni rinchiusi negli altri carceri emiliani, coi seguenti obiettivi:
1) Ci hanno isolati in carceri diversi per distruggere la nostra volontà di lotta e per dividerci dal movimento, ma vogliamo ribadire, nella maniera ,più esemplificativa possibile, la nostra unità che è data dalla nostra internità al movimento. Dividerci non serve perché è il movimento che ci unisce e ci rivendica. Chiediamo che vengano riportati a Bologna tutti gli imputati per le istruttorie di Catalanotti;
2) Le istruttorie Catalanotti si giovano della copertura di tutta la cosidetta stampa indipendente e di partito, ad esclusione di Lotta Continua. Questo fatto ne rileva l'uso terroristico e contro chiunque lotti per impedire la chiusura di fabbriche, gli sfratti, I'aumento dei prezzi e delle tariffe ecc.
3) Chiediamo, di fronte alla assoluta mancanza di,prove e di indizi che non siano ideologici o di militanza politica, la immediata chiusura delle istruttorie e la scarcerazione di tutti i compagni detenuti
4) Vogliamo, in concomitanza col convegno internazionale, colloqui con i giornalisti, gli intellettuali francesi ed europei.
(Maurice Bignami, Albino Bonomi, Franco Ferlini, Rocco Fresca, Patrizia Gubellini, Maurizio Sicuro.)

Collettivo femminista di Scienze di Bologna
Alcune compagne del collettivo femminista di scienze, quelle già tornate a Bologna, si sono trovate per discutere del convegno del 23, 24, 25. Abbiamo letto quello che alcune compagne hanno scritto su Lotta Continua abbiamo parlato con altre compagne di Bologna e ci è sembrato giusto intervenire con questa lettera che non vuole essere un'analisi approfondita, ma solo 1' espressione di un'esigenza nostre l'invito al dibattito a tutte le compagne e agli altri collettivi.
Noi di scienze, come molte altre compagne di Bologna, da marzo ad oggi siamo sempre state nel movimento vivendo la contraddizione di sentirci dentro come compagne, ma fuori come donne. Di questo problema non siamo mai riuscite a discutere fra noi e con tutte le altre, nonostante qualche tentativo. Per questo pensiamo che le compagne di Bologna dovrebbero discutere prima possibile del convegno, di come lo viviamo, di cosa rappresenta per loro.
Noi vediamo il convegno di Bologna come un momento di lotta, di incontro e di dibattito per tutti quelli che sono contro questo stato questo sistema, che ne sono oppressi e a maggior ragione potrebbe esserlo per noi donne che subiamo tutti i giorni la repressione dello stato, delle istituzioni della società, dentro la famiglia, sul lavoro (o nella disoccupazione), nella scuola, per la strada, in ogni momento della nostra vita.
Ma proprio perché crediamo nella nostra specificità, sentiamo l'esigenza di incontrarci e di discutere con le altre donne, il bisogno di riaggregarci sui nostri contenuti e desideri. Per fare ciò pensiamo sia necessario prendere un nostro spazio all'interno del convegno e cominciare da subito a discutere su come gestircelo. Vorremmo un confronto su questi problemi con le compagne delle altre città e le invitiamo fin da ora a parlarne e a scrivere sui giornali.


Lamento in morte di Giuseppe Pinelli di Franco Trincale

E persiru la testa
e nun sanno cosa dire
la corda gruppa gruppa
è morto senza colpa.
E lo chianginu l’amici
li scontenti e gli infelici

e lo piange la moglieri 
li compagni ferrovieri.
Che innocente lo infamari
gli inquirenti di Milano.
Per tre giorni e per tre notti
interrogato ai ferri corti
tra fumate e cosi storti
nella morsa lu stringeru.
E che fumu intra la notti
li pensieri s’annebbiaru
era chiusa la finestra
poi aperta la lasciaru.

Era quasi mezzanotte
e ‘a finestra c’è la morti.

“e chi fici la morti?
L’aspittò fuori la corti a Giuseppe
o entrò dalla balcunata
entro la stanza affumicata
e annebbiò li sentimenti
dell’esperti inquirenti”

Era quasi mezzanotti
e caddi nella corti
e strisciò dù cornicioni
che era sotto lu balconi.
Era morto sull’istanti
steso a terra malamenti
ma pareva fossi morto
un istante precedenti.
Lu questore dissi poi
non l’abbiamo ucciso noi.    



Lo strano nome dei nichilisti che vogliono trasformare il mondo

Nel 1966 , per la prima volta La Stampa, all'epoca più che mai giornale della FIAT, informa i propri lettori dell'esistenza dell'Internazionale situazionista. L'articolo appare sulla versione pomeridiana del giornale su cui,  precedentemente, era apparso qualche accenno all 'IS, ma sempre connesso alle attività artistiche di Pinot Gallizio.
"Senza che nessuno se lo aspettasse, nemmeno i diretti interessati, una lista dallo strano nome di “Internazionale situazionista” ha trionfato nelle elezioni per gli organismi rappresentativi nell'Università di Strasburgo. Come suo primo gesto dopo la conquista del piccolo parlamento studentesco, l'Internazionale situazionista ha annunciato che entro quindici giorni scioglierà l'attuale organizzazione universitaria, dando così una immediata prova della serietà dei suoi propositi rivoluzionari. L'Internazionale situazionista ha un programma estremamente nichilista: essa vuole “trasformare il mondo e cambiare il modo di vivere degli uomini. Sciogliere la società presente ed accedere al regno della libertà. Godere senza ostacoli, fare della rivoluzione proletaria una festa”. Appena ottenuta la strepitosa maggioranza all'Università di Strasburgo essa ha stampato e diffuso in diecimila copie un opuscolo in cui la società contemporanea viene definita “più che decadente“, l'università è considerata “l'organizzazione istituzionale dell'ignoranza“, i professori sono descritti  come “poveri cretini“, gli studenti sono tali “che non meritano che ci si occupi di loro“; per quanto riguarda i movimenti politici, il leninismo è giudicato “il nemico“, la rivoluzione cinese “ è pietrificata nel burocraticismo “; la Chiesa, infine, viene accusata dei peggiori mali che angustiano gli uomini. Questo sfogo irrazionale potrebbe sembrare assolutamente risibile ed essere considerato alla stregua di un qualunque manifesto futurista e surrealista, del passato, se il fatto che, con questi programmi, l’Internazionale situazlonista ha raccolto la maggioranza dei consensi all'Università di Strasburgo, non facesse pensare (e temere) qualcosa di peggio e di più grave. Le organizzazioni rivali hanno fatto subito notare che il successo degli internazional-situazionisti a Strasburgo è stato favorito dall'assenteismo della massa studentesca, che non si è recata a votare (come del resto capita dappertutto):, ma proprio questo può voler dire che ancora una volta la massa amorfa rischia di consegnarsi per ignavia, debolezza, incertezza dei propri ideali, nelle mani di una minoranza aggressiva e ben certa almeno di quello che non vuole più. Cli effetti potrebbero essere pericolosi: nell'opuscolo diffuso dagli internazional-situazionisti si legge che lo studente povero ha tutto il diritto di prendersi i libri dello studente ricco, e questi non ha nessun diritto di protestare. Le autorità accademiche si sono allarmate, si sono riunite, hanno deciso di prendere provvedimenti disciplinari contro i responsabili degli insulti ai professori e dell'incitamento al furto. Ma serviranno a qualcosa? Da anni ormai la scuola, si trova a dover fronteggiare un problema di grandi proporzioni, contro cui non sembra sufficientemente armata: il problema tante volte discusso dei giovani arrabbiati. E' escluso che soluzioni superficiali possano servire allo scopo di ridurre questa ribellione alle normali manifestazioni di impazienza e di idealismo esasperato della gioventù di ogni tempo. Infatti‚  beatniks, arrabbiati, capelloni, in qualunque modo si chiamino, stanno confusamente elaborando una loro vera e propria filosofia della vita, un sistema dunque destinato a sopravvivere agli anni giovanili e a trasformarsi in un atteggiamento a suo modo razionale nei confronti della società e dell'esistenza individuale. Questo atteggiamento è di rivolta continua, una specie di trotzkismo morale, e la sua arma più tagliente è la provocazione. Qualunque occasione è buona per  provocare.(...)" 
(Giuseppe del Colle - La Stampa 28/11/1966)

giovedì 7 dicembre 2017

Quarant’anni fa … il ’77 (capitolo XXXV)

Bologna, Convegno Internazionale contro la Repressione.

La preparazione.
Documento di Radio Alice per la commissione sulle comunicazioni di massa
1) Al convegno di Bologna verrà allestita una sezione di discussione sui problemi dell'informazione, della comunicazione e della scrittura. La commissione che curerà l'organizzazione di questa sezione non si è ancora riunita formalmente, anche se i compagni che di fatto la compongono hanno discusso a lungo tra di loro. 
2) Con questo intervento apriamo la discussione con l'intenzione di accentrare l'attenzione su tutte le implicazioni di questo discorso intorno a questi problemi e sul significato politico dell'informazione. In questo campo nevralgico della lotta di classe il rosso vince sull'esperto perché è capace di trasformare.
3) Il convegno è una occasione eccezionale di confronto teorico e pratico per tutti i compagni delle radio, dei fogli locali e per i compagni stranieri; può essere anche l'occasione per impostare sul piano operativo un salto nel modo di fare informazione nel movimento e per il movimento.
Comunicazioni più precise sull'organizzazione pratica di questa sezione verranno fornite in tempo utile prima dell'inizio del convegno di Bologna. Produzione e riproduzione del capitale, fabbrica e società: l'informazione contro la vita, per la valorizzazione del capitale, per la riproduzione conservazione della forza lavoro.
La vita ridotta a forza lavoro; consumo di forza lavoro nel processo produttivo, produzione di forza lavoro nella società. Due campi, dunque. Lo stesso Signore: il capitale.
L'informazione produce, crea il tempo omologo al capitale. Informatica: scienza, funzione della produzione, programma controllo. Si parte da un punto: il processo produttivo, oggettività dell'universo della produzione, le macchine, il tempo, l'uomo nella macchina, si configura una società necessaria, oggettiva. Lì c'è l'informatica: nella produzione e nella società per la produzione. D. M. D. I calcolatori: la fabbrica e il ministero degli interni. Bit, bit... Non basta.
La notizia: l'alea, il caos universale del reale costretto, brutalmente, sulla superficie bidimensionale della carta, negli impulsi elettrici che riproducono la voce e l'immagine: simbolico e immaginario, sovrapposti intrecciati, nel grande spettacolo celebrazione dell'esistenza. Funzione del consenso. Il grande silenzio delle comunicazioni di massa.
Il reale al capitale, l'immaginario alle masse e il simbolico piegato agli interessi di dominio (consenso) nella macchina che produce il grande spettacolo. Chi controlla il reale ha il potere, ma chi ha il potere produce il reale.
Una lacerazione: marzo Radio Alice. Non è una celebrazione: sul corpo del potere è rimasta una leggera cicatrice. A noi un briciolo di coscienza: I'informazione è potere, non registra, produce reale.
L'informazione circola nel capitale, le multinazionali, le cancellerie di stato, le polizie: comunicazione nel capitale. Fuori del capitale, nella società il silenzio delle comunicazioni di massa, i riti politici, non la politica, non le decisioni, ma l'ideologia.
Il programma del capitale: comunicazione al proprio interno, neutralizzazione della comunicazione al proprio esterno comprimere i rapporti comunicativi. La tattica: stornare i rapporti comunicativi dai loro oggetti, il desiderio, il potere, la verità. Foucault insegna qualcosa. La comunicazione è sovversiva: il potere lo sa Catalanotti, è politico.
Il nostro programma: la sovversione, il suo mezzo: la comunicazione, il suo contenuto: l'informazione.
1975 76: le radio, in Italia. Marzo 1977: Radio Alice, una rivelazione. Finito. Abbiamo appena cominciato.
Continuiamo: « più avanti. Come nomadi, in apparenza. In verità spinti dall'inquietudine di trovare un luogo degno di viverci e di morirci ». (R. Musil).
Continuiamo, spinti dall'inquietudine, come nomadi. 
Non può essere altrimenti.
Una agenzia di stampa? Pensiamoci, subito!
Agenzia di stampa non rende conto dell'idea, non chiarisce il progetto. 
Il linguaggio è contaminato, invischiato col potere, dire Agenzia di Stampa o più propriamente, forse, Agenzia di Informazione è subito implicare l'universo giuridico, il luogo della Legge (la Scrittura) quel luogo in cui la società si rappresenta in Forma che contiene il reale, lo fissa, lo plasma, lo esclude quando è fastidioso, lo sopprime quando è incontenibile. In quell'universo c'è uno spazio per queste due parole: Agenzia d'Informazione: E' spazio illusorio e reale. Illusorio come spazio di regolamentazione del progetto: problema della professionalità, di individuazione limitazione dei soggetti della iniziativa (società giuridica ecc.):
tutto questo è un problema di movimento, contenuto politico del progetto. Non è il diritto a decidere lo statuto di chi è nell'agenzia, di chi trasmette le informazioni e di chi le riceve, a decidere criteri di obiettività e di verità, è il progetto politico del movimento. Questo e chiaro. Tuttavia il luogo del diritto è luogo reale: là si rappresentano dei rapporti di forza, nelle aule silenziose della giustizia la politica è sovrana, il diritto sanzione formale dei rapporti di forza, semplice copertura delle difficoltà e delle contraddizioni del potere.
Dunque, agenzia di informazione nel movimento e per il movimento. Agenzia nazionale e internazionale. Con una metafora figurativa: il nodo di una raggiera, i cui raggi alle estremità si curvano e si intrecciano l'un l'altro. Con un'altra metafora, politica questa volta: lo strumento per il bollettino di guerra della transizione, lo strumento per la diffusione di un sapere (informazioni) del capitale che vive separato dal movimento nelle riviste dei padroni, nelle veline delle multinazionali, nel controllo dei mercati nel monopolio delle materie prime, nelle scelte dei Rockefeller e degli Agnelli (Carter esecutore), e soprattutto, o anche, nei mille episodi di resistenza della forza lavoro a piegarsi come capitale nel processo di valorizzazione. Un progetto ambizioso, appena accennato. Protagonista il movimento tutto nella fase della transizione.
L'informazione come valore d'uso nel processo di liberazione.
L'informazione come moltiplicatore delle pratiche sovversive, l'informazione come produzione di rapporti di comunicazione tra settori di classe (ancora la classe, ma senza enfasi, né certezze) che resistono dissentono, si oppongono, trasgrediscono alle norme di dominio che la costituzione formale santifica e che la costituzione materiale (sistema dei partiti uscito dalla resistenza) rende esecutive. Contro la repressione in questo senso.
Scrivere e comunicare: questo è il programma. Scrittura come testo minore della sovversione, come incisione nella realtà delle pratiche trasformative, come emersione dalla clandestinità di queste pratiche molecolari: comunicazione, appunto.
Comunicazione cioè organizzazione.



FUNNY GAMES di Michael Haneke

Due giovani dall’aria distinta e dal comportamento gentile penetrano nella casa di vacanza sul lago di una famiglia padre, madre, figlioletto e cane della borghesia medio-alta. La prendono in ostaggio e, così per gioco, li picchiano, li torturano e li mettono a morte. Un viaggio quasi insostenibile nell’incubo della violenza allo stato puro con i due ragazzi killer che sembrano una copia di comici efferati. Eliminando qualsiasi spiegazione e non facendo vedere una sola goccia di sangue, il regista sceneggiatore porta a galla il rimosso del non mostrabile e impedisce allo spettatore qualsiasi scappatoia. Un horror da salotto borghese glaciale, implacabile senza autocompiacimenti intellettuali, uno dei film più controversi, fastidiosamente ripugnanti e ambiguamente morali degli ultimi anni.
A essere presa di mira è la borghesia, con tutte le sue ipocrisie e superficialità, ma coinvolgendo solo in parte i personaggi di finzione. Sì, perché la cosa più straniante di questo film non è tanto la trama, già abbastanza claustrofobica e malata di suo, ma il fatto che i due aguzzini nel loro incessante parlare si rivolgano come se nulla fosse al pubblico, agli spettatori che guarderanno il film fino alla fine. Perché (la tesi del film) l'uomo è un essere violento per natura, una creatura nata dalla violenza e che usa la violenza stessa come mezzo d'espressione. Infatti è il richiamo verso la violenza che ha spinto molta gente a vedere un film che pone la propria trama su un gesto di pura prepotenza animale, ed è proprio il godere di essa in una parte remota del cervello che spinge, nonostante l'ansia e lo schifo di certi momenti, a visionare il tutto fino alla fine. 
La rappresentazione della violenza, da sempre chiave del cinema del regista austriaco, è sicuramente quella che fa più discutere: così accurata, efferata, estrema quanto insensata, insoluta. Gli stessi due aguzzini prendono in giro la povera
famiglia fornendo varie motivazioni "ufficiali" (contesto disagiato, droga) al perché del loro gesto: la realtà è che tale domanda è destinata a rimanere senza risposta, generando nello spettatore un'ansia e un malessere tipico delle visioni hanekiane (laddove la violenza rimane sempre senza risposta: c'è e basta).
Interessanti inoltre altre scelte stilistiche di Haneke, tra cui: i modi gentili e gli abiti bianchissimi dei cattivi di turno (così il regista si scaglia nuovamente contro l’audience borghese, mostrando come i comportamenti schizzati degli assassini non siano dovuti ad alcuna motivazione socio-psicologica quando semmai alla noia di un’esistenza vuota e dorata); l’atmosfera rarefatta e fredda che si respira per tutta la pellicola, nella quale vige un’assenza quasi totale di pathos drammatico; il piano sequenza con cui Haneke immortala la disperazione dei poveri Georg e Ann dopo che gli assalitori hanno abbandonato momentaneamente la casa; la colonna sonora bizzarra che alterna musica classica allo sperimentalismo estremo dei Naked City di John Zorn.
La critica al modello hollywoodiano e alla spettacolarizzazione della violenza che genera assuefazione (e quindi indifferenza, la stessa dei due delinquenti protagonisti del film) è quindi ampiamente riuscita.

L’anarchia vista da Rudolf de Jong

L’anarchismo come movimento nacque al tempo della Prima Internazionale. In seguito alla scissione che derivò dal Congresso tenutosi all’ Aia nel 1872, la maggioranza della Prima Internazionale dichiarò la sua adesione alla concezione libertaria della lotta rivoluzionaria ed alla strategia per portarla avanti.
Fino alla Prima Guerra Mondiale l’anarchismo, nelle sue differenti forme, fu una delle principali forze nel movimento operaio internazionale. Trovò forte seguito nei Paesi “latini” dell’Europa e tra i lavoratori immigrati nell’America del Nord e del Sud. Minoranze o idee anarchiche giocarono un ruolo più o meno importante in quasi tutti i Paesi in cui nacquero movimenti socialisti o operai. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale - ed anche prima - l'anarchismo declinò rapidamente in molti Paesi, eccetto che inm America Latina e nella Penisola Iberica, dove continuò ad avere un ruolo significativo fino alla fine degli anni venti ed alla fine della Guerra Civile Spagnola, rispettivamente. Solamente in Spagna l’anarchismo attirò grandi masse di lavoratori e fu l’unico luogo in cui il movimento ebbe una parte decisiva nella storia del Paese, raggiungendo il suo apice nella rivoluzione sociale durante la Guerra Civile.
È difficile dare una buona definizione dell’anarchismo. Secondo me, l’anarchismo è la lotta per una società socialista aperta ed universale, auto-controllata e auto-diretta, una società in cui l’autorità coercitiva venga sostituita con un procedimento di adozione di decisioni che non dia luogo ad alienazione tra l’individuo e le decisioni prese. Per socialismo intendo la realizzazione degli ideali della Rivoluzione Francese: libertà, uguaglianza e fraternità.
Una famosa definizione di Pëtr Kropotkin, contenuta nell’articolo relativo all’anarchismo sulla Enciclopedia Britannica, è questa: "Anarchismo è il nome dato ad un principio o teoria di vita e condotta che comprende una società senza governo. In una simile società l’armonia viene raggiunta non mediante la sottomissione alla legge, o per obbedienza ad una qualche autorità, ma attraverso liberi accordi raggiunti tra i diversi gruppi, territoriali e professionali, costituiti per la produzione e il consumo, così come per soddisfare l'infinità varietà di bisogni e aspirazioni di una vita evoluta ... ". Altri due pensieri interessanti, secondo me, sono i seguenti: " Con questa parola (anarchia) ho voluto identificare il termine estremo del progresso politico. L’anarchia è, se così posso dire, una forma di governo, o di costituzione, in cui la coscienza pubblica e privata, educata mediante lo sviluppo della scienza e del diritto, è autosufficiente per mantenere l’ordine e garantire ogni libertà, dove in conseguenza il principio di autorità, le forze di polizia, le misure di prevenzione o di repressione, il funzionarismo, l’erario, ecc., vengono ridotti alle loro più semplici espressioni … ". [P.J. Proudhon, Correspondence, vol. XIV, Paris 1875, p. 32]. « … Il principio fondamentale dell’anarchia, la sicurezza del più libero sviluppo delle possibilità attraverso un’effettiva solidarietà e il rifiuto dell’oppressione e della schiavitù volontaria». [M. Nettlau, Anarchisten und Sozialrevolutionare Entwicklung des Anarchismus in den Jahren 1880-1886, Berlin 1931, p. 5]).

venerdì 1 dicembre 2017

Quarant’anni fa … il ’77 (capitolo XXXIV)

19 settembre: A Torino all’1,15 in via San Secondo davanti al numero 104 viene ferito con tre colpi di rivoltella alle gambe il giornalista dell’Unità Nino Ferrero critico cinematografico da due giovani di  Azione Rivoluzionaria poi fuggiti su una 128 rossa. A Bergamo, dopo 15 anni di tortura e sbattuta da un manicomio all’altro, Palmira Valle, di 29 anni, viene trovata morta legata a un letto di contenzione in un reparto del neuropsichiatrico provinciale di Bergamo. La donna era stata legata perché sentiva il bisogno di denudarsi. La morte è avvenuta per soffocamento dovuto ad una traversina che la legava. A Trieste, gran casino alla giornata di chiusura del congresso degli psichiatri. La scintilla è partita da “MARGE” il gruppo francese che si definisce composto da ex-delinquenti, emarginati, folli, prostitute, appoggiato dagli autonomi italiani. Il convegno viene definito come una specie di salotto per intellettuali e a Basaglia viene impedito di parlare. Nella fuga quest’ultimo si rompe una costola. 
20 settembre: a Roma, mentre centinaia di studenti fuori sede esprimono solidarietà nei confronti dei sette giovani arrestati a luglio, durante una perquisizione nella «Casa della Studentessa» a Casal Bertone e ora processati a piazzale Clodio, nella facoltà di Lettere si tiene un’assemblea in preparazione del corteo di mercoledì. Il giornalista dell’Unità Piero Sansonetti viene espulso dall’ assemblea per la seconda volta. Alla fine interviene Daniele Pifano, che accusa gli oppositori dell’Autonomia di pensare alla polizia «come a un corpo democratico e non a un apparato repressivo». Al consiglio dei ministri, viene data la notizia che la repubblica federale tedesca respinge la richiesta italiana di estradizione per Herbert Kappler. Il governo modifica la legge Reale: viene introdotto l’arresto domiciliare; vengono depenalizzati alcuni reati minori; diventano delitto gli attentati a impianti di pubblica utilità e gli atti preparatori di insurrezione, rapine, sequestri. 
21 settembre: a Torino, a mezzanotte e un quarto, una bomba ad alto potenziale distrugge la centralina del metano che serve al riscaldamento del Palasport, dove era in programma una manifestazione organizzata dai partiti democratici e dagli enti locali. L’attentato viene rivendicato da Azione Rivoluzionaria. Sempre più o meno alla stessa ora, un’altra esplosione, seguita da un incendio distrugge parzialmente l’officina 72 di Mirafiori, l’attentato viene rivendicato dal Nucleo Operaio Tonino Miccichè, un compagno di LC ucciso tempo fa da una guardia giurata.. Sempre all’interno della Fiat Mirafiori, nella stessa notte, una 131 viene data alle fiamme. A Bologna, un operaio militante di LC, Alberto Magri, di 20 anni, soprannominato “Zero” dagli amici, che gli sta mostrando una pistola travata in via Pratello. Sempre a Bologna, poco prima delle 22 scoppia una bomba al tritolo contro la caserma dei carabinieri in via dei Barbieri 46. A Roma, si svolge senza incidenti un corteo del movimento per la libertà dei compagni arrestati. I detenuti politici del movimento sono 24, tra cui Paolo Tomassini e Daddo Fortuna, quelli arrestati nei mesi più caldi del movimento e quelli arrestati più recentemente, nel corso della lotta contro la centrale nucleare a Montalto di Castro. La manifestazione pacifica e di massa, con 15.000 partecipanti, va da piazza Esedra a piazza Navona (slogan contro piazza del Gesù: «Enrico, Enrico, lo sappiamo che sei lì. Fuori, fuori dalla diccì» e contro i poliziotti in tuta antiproiettili e scafandro, su ritmo degli slogan scanditi allo stadio: «Paaalombari, Saaaldatori, Aaaastronauti»). A piazza Navona, dopo che un gruppetto di indiani ha scandito slogan contro l’Autonomia («Oggi più che ieri, Volsci, Volsci corazzieri»), l’indiano Beccofino viene gettato nella fontana. Al termine della manifestazione la polizia effettua alcune perquisizioni personali e arresta un giovane, Maurizio Barberis, di 21 anni, trovato in possesso di una pistola. Sempre a Roma, viene depositata la sentenza di assoluzione della guardia di custodia Domenico Velluto, per l’omicidio di Mario Salvi. Secondo i giudici della Corte d’assise, a cui non risulta che Salvi stesse per estrarre una pistola, è legittimo sparare contro chi scappa, perché impedisce l’identificazione.